Via Gorkij 8 interno 106

Marcello Venturi

Collana Senza Frontiere

  • Pubblicazione: 27 ottobre 2016
  • Pagine: 176
  • Formato: 14x21
  • ISBN: 9788867085743
  • Postfazione: Giovanni Capecchi
  • prezzo: € 16,00
    - Sconto15%: € 13,60
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Il libro

«Quando ho saputo che l'editore Lindau intendeva dare una seconda vita a "Via Gorkij 8 interno 106", mi sono emozionata e mi sono detta: debbo un grazie speciale perché mi offre una preziosa occasione di risentire la voce di Marcello Venturi, mio amico fraterno»
Julia Dobrovolskaja, Milano, 20 maggio 2016

In via Gorkij 8 interno 106, a Mosca, ha abitato Julia Dobrovolskaja, italianista e traduttrice, prima di espatriare e di stabilirsi in Italia. La sua è la storia di un disincanto, quello che, da appassionata sostenitrice del socialismo sovietico, la trasforma in una sua critica implacabile. Un disincanto che non sfugge al terribile apparato di repressione del regime, che le apre le porte del campo di internamento di Chovrino e poi la condanna a una perenne sorveglianza, esercitata su di lei così come sui suoi interlocutori.
Marcello Venturi, che conosce Dobrovolskaja in occasione di un viaggio nella capitale russa, dove si è recato per riscuotere i diritti delle traduzioni dei propri libri, ne racconta la vita: la partecipazione alla guerra in Spagna, la prigionia, la dura lotta per la sopravvivenza.

Alla sua vicenda fa eco quella dello stesso Venturi: cresciuto sotto il fascismo, partecipa alla Resistenza e aderisce poi al Partito Comunista, da cui si allontana dopo i fatti di Ungheria, disgustato dalla doppiezza e dal cinismo di molte delle sue posizioni politiche. Fra Julia e lui si instaura una sintonia profonda che si esprime nel comune rifiuto dei compromessi e nella scelta di esprimere la critica e il dissenso anche a costo dell'isolamento e della solitudine.

«Via Gorkij è la biografia di una italianista e traduttrice nella Russia sovietica, ma è contemporaneamente il libro di come si viveva nel Paese del Comunismo e diventa testimonianza sulla condizione degli intellettuali dissidenti».
– Giovanni Capecchi