Argomento del mese

Narrativa italiana

Corriamo tanto spesso dietro le novità che spesso non ci accorgiamo di quello che lasciamo indietro.

Quando abbiamo deciso di «aprire» Senza Frontiere, la nostra collana di narrativa, agli autori del Bel Paese, la domanda che ci siamo fatti è stata qualcosa del genere: «Ci sono già altri editori che seguono – e lo fanno bene – i giovani autori italiani. Come possiamo rendere questa operazione più controcorrente, più Lindau?». La risposta in molti l'hanno già trovata tra le pagine di alcune delle più belle storie che impreziosiscono la collana: guardando indietro, e andando a cercare i campioni di ieri che non hanno finito di parlare ai lettori di oggi.

Romanzi e racconti che all’epoca della prima uscita sono stati molto amati (e spesso hanno avuto molto successo), che in qualche caso hanno fatto scalpore, ma rischiano oggi di essere dimenticati, sommersi dal mare di novità che invadono ogni giorno le librerie. Riproporli adesso significa offrire l’opportunità di riscoprirli a chi li ricorda, e di leggerli per la prima volta ai lettori più giovani. Soprattutto, significa riconoscere lo spazio che meritano autori profondi, veri, che hanno saputo plasmare la lingua italiana, ognuno a suo modo, forgiando espressioni che ancora oggi usiamo, anche se – forse – non ne ricordiamo l'autore.

La nostra narrativa italiana 

«Azzurro tenebra», anyone? L'hanno citato in tanti, ma quasi nessuno ne ha menzionato l'autore, uno dei più grandi giornalisti sportivi italiani. Stiamo parlando di Giovanni Arpino, autore di meraviglie «quotidiane» e romanzesche. L'ombra delle colline e Racconti di vent'anni sono due dei suoi lavori più amati, ma – per noi e per chi l'ha letto – Storie d'altre storie, con i suoi racconti fantastici, tra il drammatico e l'ironia più affilata, si merita un posto speciale.

Sono seguiti due romanzi di formazione, molto diversi ma accomunati da una prosa limpida e da un’identica ricerca di verità: l’introspettivo Paradiso Bugiardo di Camilla Salvago Raggi, e lo «scandaloso» Il soldato nudo, di Gian Piero Bona. Bona è tornato in libreria da poco con L'apprendista del Sole, «Il Siddharta italiano», mentre Camilla Salvago Raggi è diventata una delle voci più amate della collana – anche dai più giovani – per il modo sereno, ironico e vivace con il quale sa raccontare le varie età della vita. È una di quelle arzille signore di una certa età che mettono ancora a sedere tanti professionisti della parola scritta, meritando premi da una parte all'altra dello Stivale.

A loro si sono aggiunti nomi che non hanno bisogno di presentazioni, come la gigantesca Lalla Romano (che si è scoperta un'autrice da Twitter, leggere per credere) e perle ormai quasi dimenticate, Le educande di Clotilde Marghieri e Stella mattutina di Ada Negri, due maestre della prosa.

E poi c'è lui, Marcello Venturi, una colonna dell'editoria italiana. Per chi apprezza un velo di romanzesco nella vita reale, è anche stato l'editor di Camilla, divenuta poi sua moglie. Una delle voci più potenti del nostro catalogo (e gli avversari non sono pochi) e un maestro per tanti scrittori delle generazioni successive.

A chi ancora si stesse chiedendo perché ripubblicarli, perché rileggerli, dedichiamo le ultime due righe di questa pagina. Senza scomodare i nani comodamente appollaiati sulle spalle dei giganti, il fatto è che sono proprio libri bellissimi. E non è poco.

«Io chiedo soltanto di contemplare in pace la bellezza del mondo». Breve, pulita, potente, perfetta Lalla Romano.