Argomento del mese

La rivoluzione digitale

Twin Peaks

«Film is dead, ovvero la pellicola è morta. Nell'era digitale il cinema (ri)parte da zero
Alessandro Amaducci

Questo mese lo dedichiamo all'approfondimento di un tema molto ampio, e che da anni riguarda noi e il cinema: il digitale.

Le nuove possibilità offerte dagli sviluppi tecnologici a partire dagli anni '80/'90 hanno radicalmente modificato il modo di fare cinema e non solo: in modo ancora più definitivo hanno cambiato il nostro approccio di spettatori. Non solo al cinema: in ogni casa ormai si guardano film e serie tv su grandi schermi piatti, con una definizione dell'immagine virtuale che sembra superare quella della realtà reale: colori più brillanti, dettagli perfetti. Ma come siamo arrivati a questo punto? Cosa è cambiato nel modo di fare film e di proporli a un pubblico più esigente, che sta sperimentando una varietà sempre crescente di modi per fruire dell'immagine?

La rivoluzione digitale ha permesso ai registi una libertà creativa e produttiva senza precedenti: non più limitati dalla realtà, possono creare interi universi e far muovere i loro personaggi senza alcuna limitazione, indifferenti alle stesse leggi che regolano il mondo. Tutto si può riprodurre, disegnare, immaginare. Quel processo che era iniziato con il postmoderno ha trovato nel digitale il modo per far saltare gli ultimi confini tra realtà, finzione cinematografica e immaginazione.

Una rivoluzione che ha investito tutti i campi del cinema, da quello classico a quello d'animazione.

Murch, che è uno tra gli studiosi che ha più lavorato sul tema, parte da una domanda brillante per parlare dell'utilizzo contemporaneo delle nuove tecnologie: perché funzionano gli stacchi? Come è possibile che nel tempo di un battito di ciglia cambi l'inquadratura e il nostro cervello la ritenga una finzione accettabile? Fondamentale in questa rassegna anche un titolo di recente pubblicazione, che abbraccia vari campi della teoria cinematografica, La rivoluzione transmediale, che indaga il rapporto delle trame «esplose» con tutto il mondo che sta intorno alla storia principale.

Pensate alla nuova serie di Twin Peaks, a un quarto di secolo dalle prime due, ai quattro (o sono aumentati ancora?) spin-off ambientati nell'universo di Game Of Thrones, ai prequel di Harry Potter o ai prequel-sequel di Star Wars, con tutta la varietà di giochi, prodotti e merchandising che gli ruota intorno. Il cinema è cambiato, e noi siamo cambiati con lui.
Vogliamo essere dentro la storia, abbiamo fame di nuovi dettagli e voglia di essere inclusi nell'universo creato dagli autori. Sappiamo esattamente quello che vogliamo, e lo vogliamo subito.

Una rivoluzione guidata dal pubblico e cavalcata da registi e produttori, o una trama ben costruita nella quale siamo inconsapevoli fruitori?