L'esagramma 47 ䷮: la reclusione

di Shantena Augusto Sabbadini

Esagramma 47

Pochi giorni fa, mentre tutte le vie di comunicazione in Spagna venivano bloccate per via del coronavirus, mi trovai a dover decidere rapidamente se lasciare il lavoro di restauro che stavo facendo su un rudere in uno splendido luogo della Sierra Nevada per tornare a Cordoba dalla mia famiglia, che si trovava ad affrontare una situazione di sofferenza aggravata dai rischi dell’ambiente ospedaliero. La decisione coinvolgeva chiaramente un lasso di diversi mesi, perché era poco probabile che le strade si riaprissero a breve termine. A complicare la decisione contribuiva l’incertezza sulla possibilità stessa del viaggio, in quanto in quelle ore posti di blocco venivano istituiti in tutta la Spagna.

Da un lato dunque c’era la relativa libertà del mio rifugio di montagna, dall’altro un viaggio incerto verso una situazione a maggior rischio e assai più vincolata.

Malgrado tutto, mi era chiaro che dovevo affrontare quel viaggio. Cercai però una conferma nell’I Ching. Ottenni l’esagramma 47, La reclusione
L’immagine dell’esagramma ䷮ è un alberello rinchiuso in uno stretto recinto che ne limita l’espansione. Quale immagine avrebbe potuto essere più esplicita? Questa era letteralmente la situazione che io, come milioni di altri, andavo ad affrontare. Una delle linee mutanti includeva anche una descrizione dell’incontro con un posto di blocco che sarebbe accaduto il mattino seguente:

"Rinchiudere tendendo verso un metallico cocchio. Vergogna. Possedere completamento."

La sfida dell’esagramma 47 è quella di crescere, di realizzare il grande nella persona, accettando la reclusione, la limitazione dello spazio vitale. Mia moglie Cruz e io decidemmo di realizzare l’immagine dell’esagramma piantando un orto nel giardino di casa.

L’incubo

Un incubo collettivo si è diffuso in tutto il mondo, afferra tutti quanti con una sorta di indiscutibile autorità impersonale. Non è chiaro come sia cominciato, malgrado l’origine della bestiola che è la protagonista dell’incubo sia legata a circostanze abbastanza sospette.

Ma non voglio soffermarmi su questo: abbiamo un compito più urgente da affrontare. Mi limito a riassumere i fatti fondamentali e ormai a tutti noti. Il coronavirus fa la sua comparsa a Wuhan, in Cina, solo tre mesi fa (sembra essere con noi da una vita!). A Wuhan c’è un Istituto di Virologia che studia particolarmente i coronavirus. Il nuovo virus che viene identificato nel dicembre del 2019 è per il 96 % identico a un campione già in precedenza studiato dall’istituto. Questo è tutto quanto si può dire con relativa certezza. C’è un filo conduttore che unisce i pezzi del puzzle? Coincidenza, incidente, cospirazione? Forse non lo sapremo mai.

Ma, come ho detto, non è questo il punto più utile in cui investire la nostra energia. Qualsiasi sia la sua origine, la bestiola è ormai una realtà globale e siamo ancora lungi dall’aver sperimentato la totalità del suo impatto. Oltre alla sofferenza e alle perdite che causa direttamente, dobbiamo aspettarci serie conseguenze della probabile recessione/depressione economica che si viene annunciando a causa della paralisi senza precedenti in un gran numero di attività economiche in tutto il pianeta.

Cosa possiamo fare come individui per limitare il disastro e forse per uscirne avendo imparato qualcosa, per uscirne un po’ più saggi? Le precauzioni da prendere per contenere la diffusione del virus sono in parte ovvie e in parte oggetto di viva discussione, come deve essere. Si tratta di un equilibrio fra la restrizione dello spazio vitale (la reclusione, la distanza sociale) per evitare il contagio e la interazione, la positività, l’allegria, il movimento, che sono essenziali per energizzare il sistema immunitario.

Ma oltre a queste cose, che sono importantissime, c’è un’ulteriore dimensione che viene più raramente discussa, ed è la dimensione del significato, la visione di un possibile nuovo ordine che possa emergere dall’attuale disordine. In quest’ottica vorrei suggerire che "la vita normale" sia il sogno dal quale dobbiamo risvegliarci e il coronavirus sia la lezione che la vita ci propone per mettere ordine in una situazione che in gran parte ci è sfuggita di mano.

Il risveglio

Il messaggio della situazione che stiamo vivendo è ovvio: STOP, FERMATI! Siamo costantemente assorbiti dal fare, dall’acquisire, dal crescere, dall’espanderci, dal tenere sotto controllo, dall’energia yang. Ora, improvvisamente, siamo costretti a fermarci. Siamo costretti a lasciare tutte le nostre attività abituali, tutto il nostro pianificare e controllare. Questo arresto obbligato ci riporta a uno stato quasi di infanzia.

Se questo è il messaggio, vuol dire che la pandemia è in qualche senso il riflesso di un eccesso di energia yang? In un certo senso lo è, senza dubbio. Anche se non sappiamo con certezza se l’origine del virus sia o meno il nostro fare, la sua diffusione certamente lo è. La sua diffusione dipende dal nostro stile di vita iperattivo, dalle migliaia di aeroplani che in ogni dato momento volano intorno al mondo, dalla rete di scambi, contatti e interazioni che avvolge il pianeta in un ronzio costante, dalla sovrappopolazione e dalla concentrazione della popolazione nei grandi centri urbani (il cui volume ha in questi anni superato la popolazione delle zone rurali).

Nota bene, molti di quei contatti e quegli scambi ci sono preziosi e non vorremmo farne a meno. Ma il fenomeno nel suo insieme è squilibrato. L’eccesso di attività, l’eccesso di yang, deve essere bilanciato da una corrispondente quantità di yin. Il fare deve emergere da quello che Laozi chiama il non-fare. La corsa verso il cielo deve essere bilanciata dal radicamento nella terra, il maschile dal femminile, dallo spirito della valle.

Questa è l’occasione preziosa che il confinamento attuale ci offre. Quando il movimento verso il fuori è impedito, l’energia può solo rivolgersi verso l’interno. Quando tutte le distrazioni sono rimosse, ci accorgiamo del silenzio, di quel silenzio che è sempre stato presente sullo sfondo di ogni nostra esperienza. Solo occorreva ascoltare. Ma, assordati dal fragore delle nostre attività, abbiamo perso la capacità di ascoltare il silenzio. Ora che le nostre strade sono diventate silenziose, udiamo il canto degli uccelli.

I segnali dello squilibrio, l’indicazione che la "normalità" è abnorme, c’erano già da tempo. Gli oceani sono pieni di plastica, le specie si estinguono giornalmente, la biodiversità va perduta, le foreste sono distrutte, il pianeta si riscalda: la nostra relazione con la Madre Terra è di avidità e incuria. Ma molti preferiscono ignorare l’evidenza, lasciare il problema in eredità alla prossima generazione, affinché lo risolva con qualche astuta nuova tecnologia, con più yang.

Nessuno si aspettava QUESTO. La fragilità del sistema ci è balzata agli occhi, una lezione impossibile da ignorare. Ci siamo trovati a scivolare indietro di secoli, ai tempi in cui la peste devastava l’Europa. Possiamo solo augurarci di ricordarcene, quando la crisi sarà passata. Affinché il ritorno alla normalità non sia un ritorno al business as usual.

Ma la lezione ultima del dramma attuale va al di là della fragilità del sistema. È la essenziale fragilità della condizione umana, la essenziale fragilità della vita. Questa è la lezione che può solo essere accolta sul piano personale e intimo. È l’incontro con la grande Maestra, la morte. Sia che crediamo in una vita oltre la morte, in qualche forma, sia che crediamo nel grande vuoto del non-essere, la Maestra sta lì ad accoglierci a braccia aperte. La sua vicinanza è la meditazione suprema. 
Il ricordo della preziosità assoluta di ogni momento, dell’eternità di questo momento.

 

Shantena Augusto Sabbadini

Shantena Augusto Sabbadini è fisico teorico – come tale, ha contribuito alla prima identificazione di un buco nero – e studioso del taoismo e del pensiero filosofico-spirituale dell'antica Cina. Dal 1994 al 2002 è stato consulente scientifico presso la Fondazione Eranos ad Ascona, in Svizzera. È direttore associato del Pari Center for New Learning a Pari, in Toscana, e lecturer presso lo Schumacher College nel Devon, in Inghilterra. Tiene corsi e seminari sulla fisica, sul taoismo e sull’I Ching, l’antico oracolo cinese, che ha tradotto direttamente dal cinese antico insieme a Rudolf Ritsema (I Ching. Il libro dei mutamenti, prima edizione Urra 2009, poi ripubblicato da Feltrinelli). Ha tradotto inoltre i classici taoisti, Lao Tzu, Chuang Tzu e Lieh Tzu. Con Lindau ha pubblicato  Pellegrinaggi verso il vuoto. Ripensare la realtà attraverso la fisica quantistica (2015)   I buchi neri. Ai confini dello spazio e del tempo (2018).