L’attualità della lezione di San Francesco d'Assisi

Il 22 aprile 2020 è la 50ª Giornata mondiale della Terra: l’attualità della lezione di San Francesco d'Assisi secondo Maurizio Pallante ai tempi del COVID-19 deve insegnarci a ristabilire un nuovo rapporto d'amore e preoccupazione con la natura.

 

San Francesco d'Assisi

Jim McIntosh su Flickr / CC BY 2.0

Non sono molti gli uomini e le donne che, con le loro scelte di vita e le loro opere, hanno influito in modo determinante nella formazione del mio sistema di valori. Tra loro ha avuto un'importanza decisiva Francesco d'Assisi.

Non tanto in relazione alle mie scelte esistenziali. Troppo estremista, sebbene anche io propenda all'estremismo. E di una coerenza assoluta, mentre io sono incline all'autoindulgenza e al compromesso. È nel sistema dei valori sotteso alle sue scelte di vita che ho trovato una profonda sintonia, perché consente non solo di capire le cause profonde della crisi che sta conducendo la specie umana, dominata dalla ricerca ossessiva del denaro e del possesso di cose, verso l'autoestinzione, ma anche di individuare l'unica via di salvezza possibile

Otto secoli fa e in un contesto culturale, sociale e tecnologico totalmente diverso, Francesco rifiutò di diventare succube del denaro, di dedicare tutto il tempo e tutte le energie ad accumularne sempre di più, come stava facendo suo padre.

Non è stato facile per Francesco decidere di spogliarsi pubblicamente dei ricchi panni di cui era vestito e indossare una tunica di tela grossolana. Come tutti i figli di ricchi mercanti era stato abituato a pensare sin dalla prima infanzia che la sua vita sarebbe trascorsa nella bottega e nei viaggi di lavoro accanto a suo padre, fino al momento in cui ne avrebbe ereditato l'attività. Tutto deciso per lui da altri, ancor prima che nascesse. Così stava avvenendo da anni, finché non cominciò ad avvertire un'insoddisfazione crescente per l'aridità dei rapporti esclusivamente mediati dal denaro che il suo lavoro lo costringeva ad avere

Non credo che il rifiuto assoluto del denaro da parte di Francesco fosse esclusivamente motivato dalla scelta di valorizzare la povertà come alternativa etica all'accumulazione della ricchezza monetaria, che costituiva il valore fondante della borghesia commerciale in ascesa. 

Sono propenso a pensare che il suo rifiuto fosse motivato più profondamente, dalla consapevolezza che il denaro ha, per la sua natura, la forza di distruggere i rapporti umani basati sulla solidarietà e sulla collaborazione, di concentrare l'attenzione degli esseri umani sulla dimensione materialistica e di annichilire progressivamente la loro spiritualità, la loro capacità di stringere tra loro, con i viventi non umani e con i luoghi in cui vivono, rapporti affettivi ed empatici.

Due anni prima di morire, Francesco dettò una bellissima preghiera sotto forma di poesia che è stata tramandata con due titoli, quello incongruo di Cantico delle creature, perché non parla delle creature ma del creato, e quello più adeguato di Cantico di frate sole, anche se non parla soltanto del sole e, insieme al sole, della luna e delle stelle, ma anche dei quattro elementi che secondo la filosofia greca pre-socratica costituiscono la materia di cui sono fatte tutte le cose: l'aria, l'acqua, la terra e il fuoco. 

Francesco li chiama fratelli e sorelle, come fa con i viventi non umani, inserendoli pertanto nella stessa famiglia. Aggiunge anzi alla terra l'appellativo di madre, come hanno fatto tutte le mitologie e ancor oggi fanno i popoli andini chiamandola pacha mama: la madre che nutre tutte le forme di vita che ospita: i vegetali direttamente e, attraverso le catene alimentari, gli animali, gli insetti e una quantità incommensurabile di microrganismi.

«Sora nostra matre terra, la quale ne sustenta et governa, et produce diversi fructi con coloriti flori et herba». 

Francesco non poteva certo conoscere i processi biochimici da cui dipende la vita, ma dicendo che il sole «porta significatione» dell'Altissimo, egliintuisce poeticamente come i viventi non umani, sono loro fratelli e loro sorelle, non solo in senso figurato. 

Ma a cosa sono servite dunque le nostre conoscenze scientifiche? Sono forse servite agli uomini a comprendere il senso profondo della preghiera di Francesco?

Se gli esseri umani avessero trattato la terra come madre l'avrebbero irrorata di veleni per accrescere la produttività agricola, avrebbero scaricato sul suo corpo i rifiuti tossici delle produzioni industriali? Se avessero trattato l'aria e l'acqua come sorelle, le avrebbero riempite di sostanze di scarto velenose? Avrebbero riempito gli oceani di masse di poltiglie di plastica grandi come gli Stati Uniti, di bitume, di scorie radioattive, di rifiuti tossici? Avrebbero oscurato il cielo e intossicato l'aria con i gas di scarico delle automobili, con le emissioni delle ciminiere industriali, degli inceneritori, degli impianti di riscaldamento? Avrebbero usato la forza del fuoco per accrescere la potenza tecnologica  per poter continuare a usare quantità crescenti di risorse naturali per produrre quantità crescenti di oggetti che devono trasformarsi in tempi sempre più brevi in rifiuti?

Una spirale distruttiva, il cui fine ultimo è far crescere in continuazione i profitti per accumulare somme di denaro sempre più ingenti. 

Ha senso aggravare ulteriormente la crisi ecologica per continuare a far crescere la quantità di denaro con cui non si può comprare nulla?    

La ricerca del profitto e l'accumulazione del denaro possono essere più desiderabili di un ambiente sano in cui vivere, di un'aria pura da respirare, di un'acqua limpida da bere, di un mare pulito in cui tuffarsi? 

In questi giorni in cui, per bloccare la diffusione del Covid-19, i governi dei Paesi infetti hanno imposto alle popolazioni di non uscire da casa, hanno ordinato la chiusura dei negozi che non vendono generi di prima necessità, dei giardini, degli impianti sportivi, dei cinema e dei teatri, ma non degli impianti industriali, la circolazione automobilistica si è ridotta drasticamente e si sono ridotte drasticamente le emissioni di sostanze inquinanti. 

In due settimane sono tornati limpidi e azzurri i cieli delle aree industriali più inquinate del mondo, dalla Cina alla pianura padana, è tornata limpida e trasparente l'acqua melmosa dei canali di Venezia. Come si possono sacrificare al denaro il tempo della propria vita, il tempo degli affetti e delle relazioni umane fondate sulla solidarietà, il tempo della contemplazione della bellezza originaria del mondo e della bellezza che vi hanno aggiunto col loro lavoro le generazioni precedenti? La ricerca del profitto come può mantenere intatta la sua forza di attrazione su individui che hanno accumulato più denaro di quanto ne possano spendere in tutta la vita le loro famiglie, le famiglie dei loro figli e quelle dei figli dei loro figli? 

C'è un solo modo per ricondurre il denaro dal suo ruolo di fine delle attività economiche a mezzo di scambio delle merci con un valore d'uso: ricordare che gli esseri umani non hanno solo esigenze materiali e che la loro soddisfazione non basta nemmeno per la sopravvivenza se non si ristabilisce un rapporto d’amore e di preoccupazione affettiva, tra di loro e tra loro e la madre Terra.

 

Maurizio Pallante

Maurizio Pallante è un eretico e un irregolare della cultura. 
Laureato in lettere, si occupa di economia ecologica e tecnologie ambientali. Nel 2007 ha fondato il Movimento per la decrescita felice. Tra i molti libri pubblicati, ricordiamo: Sono io che non capisco. Considerazioni sull’arte contemporanea di un obiettore alla crescita (2013).
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