Storia del cinema giapponese

Max Tessier

Collana Saggi

  • Pubblicazione: 1 gennaio 2008
  • Pagine: 176
  • Formato: 14x21
  • ISBN: 9788871807690
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Il libro

Il cinema giapponese è tra i più conosciuti fra quelli asiatici.

Al tempo stesso resta, nel suo insieme, abbastanza ignoto al grande pubblico, fatta eccezione per alcuni autori consacrati dalla critica come Ozu, Oshima, Kurosawa e Imamura, o i contemporanei Kitano e Tsukamoto.

Questo libro – che presentiamo in una edizione completamente rivista e aggiornata – analizza il cinema del Sol Levante in una prospettiva storica, sociale ed estetica, soffermandosi sia sulle vicende più note e studiate, sia sulle numerose zone d’ombra. Negli anni ’20 e ’30 il cinema in Giappone conobbe un’epoca d’oro, seguita da un periodo più oscuro cui pose fine l’affermazione sulla scena internazionale di Rashomon, vincitore del Leone d’Oro al Festival di Venezia del 1951, e di La porta dell’inferno di Kinugasa, che suscitò grandi entusiasmi a Cannes tre anni dopo (Cocteau fu stregato da quelli che gli apparvero come «i più bei colori al mondo»).

La «nouvelle vague» nipponica degli anni ’60 e la consacrazione di un nutrito gruppo di grandi autori quali Kiyoshi Kurosawa, Shinji Aoyama, Masahiro Kobayashi, Jun Ichikawa sembravano aver definitivamente dischiuso le porte dell’Occidente al cinema giapponese. In realtà la nostra conoscenza, legata soprattutto alle scelte dei festival, resta frammentaria, episodica, e quasi mai coglie la ricchezza di una cinematografia che ha saputo rinnovarsi costantemente sia dal punto di vista stilistico che dei contenuti, muovendosi tra il classicismo della tradizione e le sperimentazioni più ardite.

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