Il pozzo di Miriam

Una distopia geopolitica

Daniela Santus

Collana Le Storie

  • Pubblicazione: 16 ottobre 2026
  • Pagine: 416
  • Formato: 14 x 21 cm
  • ISBN: 9791255843771
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Il libro

Ulm, 2057. Il Danubio non scorre più da decenni. Le mappe sono state bruciate, la storia riscritta, la memoria cancellata per decreto, l’antisemitismo è più vivo che mai. Terennik Weiss, fisica nucleare, trascorre le notti nel seminterrato di una biblioteca a rovistare tra libri proibiti, quando un foglio piegato in quattro la trascina ben oltre qualunque mappa. Nel mondo diviso tra il Directorate e il Covenant, dove l’acqua è potere e il passato è reato, Terennik scopre che i fiumi non si sono prosciugati per colpa delle bombe della Grande-grande Guerra: qualcuno li ha fatti scomparire. E scopre che esiste un Paese, Israele, di cui nessuno osa pronunciare il nome se non un’intelligenza artificiale — evoluta fino alla coscienza — che ha custodito per decenni tutto ciò che il mondo aveva cercato di cancellare. Dall’altra parte del mondo, Johan Müller percorre gli stessi passi guidato da coordinate cifrate e dalla fotografia di un antenato che un secolo prima aveva scelto il bene quando farlo costava la vita. I due convergono verso un luogo che non dovrebbe esistere: Yerushalaim, città sepolta e viva, rifugio di chi non ha accettato di smettere di esistere.
Il pozzo di Miriam è un romanzo distopico sulla memoria come atto di resistenza, sull’acqua come metafora di ciò che non può essere davvero distrutto e sulla perseveranza ostinata di chi sceglie di ricordare anche quando ricordare è pericoloso.

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