Scheda libro


Non smetteremo di danzare. Le storie mai raccontate dei martiri d’Israele

AUTORE: Meotti G.

Non smetteremo di danzare. Le storie mai raccontate dei martiri d’Israele

COLLANA: I Draghi

PAGINE: pp. 360

ILLUSTRAZIONI: N° 42 b/n

FORMATO: cm. 14x21

PREZZO: euro 24,00


ISBN: 978-88-7180-827-7


IL LIBRO

Prefazione di Roger Scruton.

Lettera all’Autore di Robert Redeker.

Quasi ogni giorno in Israele ci sono cerimonie funebri per le vittime del terrorismo. Persone uccise per il solo fatto di essere ebree. In banca, nei centri commerciali, in pizzeria. Sul pullman, davanti a un cinema, per strada. Da sole e in gruppo. Giovani e vecchi. Uomini e donne. Tutti condannati dalla furia del fondamentalismo islamico, bersagli di un odio quotidianamente alimentato da decenni. Questo lento e inesorabile stillicidio di morti – migliaia e migliaia – è il risultato di una guerra che ha avuto inizio nel 1972, alle Olimpiadi di Monaco, quando undici atleti della delegazione israeliana vennero trucidati da un commando di guerriglieri dell’organizzazione palestinese Settembre Nero. Da allora ogni cittadino di Israele sa che può morire in qualsiasi istante.
Giulio Meotti racconta le storie dei «caduti in battaglia» di questa guerra condotta a fari spenti dal terrorismo islamico, abilmente dissimulata tra i fatti di cronaca della «questione palestinese», dietro la quale si cela la vera causa di una simile strage: l’antisemitismo. Complice la distrazione dei media occidentali, queste storie ci appaiono sinistramente inedite, come se le leggessimo per la prima volta. Come se neanche fossero vere. Eppure nelle parole e nel dolore dei sopravvissuti – mogli, mariti, figli, padri, madri, nonni, sorelle, fratelli, amici, commilitoni, compagni di studi, conoscenti – ogni particolare suona autentico, definitivo, indimenticabile.
Parecchie di queste storie si intrecciano con quelle tristemente note della Shoah: chi muore oggi negli attentati è spesso figlio o nipote di un sopravvissuto ai campi di sterminio e diventa così parte di una sola, tragica, incomprensibile sequela.
L’ebraismo insegna che l’hazkarah, l’atto del ricordare, è l’unico modo per chi sopravvive di provare l’ingiustizia sofferta da ogni innocente e di opporsi al destino che molti vorrebbero riservare agli ebrei, anche in Israele: l’esilio, la fuga, il martirio. Leggere queste pagine è quindi già un atto di resistenza alla barbarie.

L'AUTORE

Giulio Meotti è giornalista de «Il Foglio» dal 2003. Ha scritto per il «Wall Street Journal». Con Lindau ha pubblicato Il processo della scimmia. La guerra dell’evoluzione e le profezie di un vecchio biochimico (2006). Può essere contattato scrivendo a meotti@ilfoglio.it

RECENSIONI

Pierluigi Battista, «Corriere della sera», 26 settembre 2009
«L’impresa di Meotti, il suo ricercare l’umanità al posto dell’astrazione numerica, il dramma reale al posto delle considerazioni geopolitiche, rende ancora più atroce e assurdo, non giustificabile in nessuna logica bellica, l’assassinio sistematico degli inermi. Il libro di Meotti lascia misurare i costi spaventosi che la rinascita dell’antisemitismo, nutrito di un odio assoluto e inestinguibile per Israele in quanto tale e per i suoi cittadini, sta imponendo a tutto il pianeta, e non solo a Tel Aviv o Gerusalemme.»

Vittorio Dan Segre, «Il Giornale», 27 settembre 2009
«Giulio Meotti voleva rispondere alla lugubre osservazione di Elie Wiesel che "il regno della notte... rifiuta di staccarsi da noi". Questi morti "sommersi" gli sembrano invece necessari "perché Dio possa tornare a sorridere".»

Bat Ye’or, «Il Foglio» 29 settembre 2009
«L’autore appartiene a quel minuscolo ma prezioso gruppo di persone alle quali il mondo occidentale deve essere grato per la conservazione del suo onore, della sua libertà e della sua dignità. In questi giorni di odio islamico antisraeliano che agita l’intero pianeta, Meotti ci racconta la commovente storia dell’umanità e dell’eroismo di Israele. Meotti ha scritto un libro profondo e straordinario, in uno stile semplice e sensibile, un monumento di amore e coraggio dedicato alle purtroppo dimenticate vittime israeliane ed ebraiche del jihad islamico, in Israele e in tutto il mondo.»

da «Bollettino della Comunità ebraica di Milano», ottobre 2009
«Pagine che appaiono come una vera e propria dedica verso un Paese nei confronti del quale l’autore non ha mai nascosto il suo amore, in un rapporto privo di ogni legame di sangue e appartenenza familiare, nato per “dovere professionale” e cementatosi col tempo grazie ad una frequentazione sempre più assidua»

Alessandro Schwed, «Il Foglio», 29 settembre 2009
«In modo denso e iperbolico le storie del libro sono tutte simili e tutte diverse: differenti nelle particolarità di ogni vita, e violentemente simili nel sangue versato in modo così abbondante da far sembrare il Mediterraneo fatto di sangue ebraico; sangue di ebrei che sedevano tranquilli in una pizzeria di Haifa; erano in viaggio su un autobus in Samaria; in piedi tra la clientela di un bar di Tel Aviv. E se a quanto pare la verità è un corpo esploso in tutte le direzioni, questo libro, unico, ne ha iniziato a raccogliere i frammenti, a ricomporli in figure. Le parole entrano negli occhi del lettore e lo esortano intimamente: “Ascolta Israele”.»

Stefano Jesurum, «Magazine» - Corriere della sera, 15 ottobre 2009
«Fa impressione sentir parlare di “martirio” riguardo alle centinaia di israeliani macellati dal terrorismo. Fa altrettanta impressione leggere le loro avventure raccontate con quel pathos che fa luccicare gli occhi e serrare lo stomaco […] Meotti non me ne vorrà se affermo che il libro – documentato e importante – è scritto con stile “non israeliano”. Sono certo che l’ha fatto apposta. Vuole rendere giustizia al doppiopesismo imperante sul conflitto israelo-palestinese. Conflitto che è anche “nuova Shoà”, ebrei eliminati in quanto tali, un altro “attacco ontologico contro il nome ebreo”. È il caso di meditarci sopra. Grazie Meotti»

Edoardo Castagna, «Avvenire», 16 ottobre 2009
«Una ricerca ben fatta, vivida, a tratti commovente – oltre che moralmente doverosa. Ma che pure passerà inosservata, o quasi. Perché ha ragione Roger Scruton a lamentare, nella sua introduzione, "la riluttanza di molti politici e pensatori occidentali a riconoscere la malvagità degli Stati islamici verso il loro vicino" e anche solo ad ammettere "i crimini dei terroristi di cui il popolo israeliano è stato vittima, il crescente antisemitismo in Medio Oriente."»

Antonello Guerrera, «Il Riformista», 19 novembre 2009
«Calcoli atroci, che hanno spinto Meotti a raccontare il massacro quotidiano che ha luogo in Israele attraverso le storie delle persone più semplici, delle vittime senza nome, dei familiari degli assassinati che, se non ci fossero i volontari di Zaka ( coloro che raccolgono ogni brandello umano delle vittime dilaniate dagli attentati per una dignitosa sepoltura ebraica), non avrebbero neanche una lapide su cui piangere.»

Sandro Magister, «L'Espresso», 7 novembre 2009
«Alla distrazione dell’occhio occidentale e cristiano di fronte a questo stillicidio di vittime, colpite sistematicamente nel tran tran quotidiano, sugli autobus, nelle caffetterie, nei mercati, in casa, reagisce un libro che per la prima volta racconta le loro storie. Ci dice finalmente chi sono.»

Fiamma Nirenstein, «Fiammanirenstein.com», 16 novembre 2009
«Ho qui vicino a me il libro di Giulio Meotti e sento il bisogno di comunicarvi la mia ammirazione per il suo lavoro. I tragici protagonisti del libro di Meotti sono sempre connessi per i rami gemmati del grande e speranzoso “kibbutz galuiot”, unione delle genti, che è Israele, alla tragica storia degli ebrei perseguitati nei decenni e nei secoli. Meotti mostra quanto insistente e mostruoso sia la determinazione a uccidere gli ebrei, e quanto, di conseguenza, sia gioioso e generoso il loro desiderio di vivere, la determinazione verso la loro terra. Laici e religiosi, ragazzi e vecchi, di destra e di sinistra, nei pub di Tel Aviv o a Meah Shearim, in generale, Meotti regala al lettore un punto di vista chiaro e pulito sulla gente di Israele per quello che è: eroica nella sua quotidiana normalità democratica.»

Angelo Pezzana, «Informazionecorretta.com», 11 novembre 2009
«È il salmo 30,11 “tu hai mutato il mio dolore in danza“, che ha suggerito a Giulio Meotti il titolo del suo libro Non smetteremo di danzare,  un atto d’amore verso un paese che ha attraversato guerre, attentati, massacri per tutelare uno Stato sognato per duemila anni e poi, finalmente, realizzato. […] Per chi non è mai stato in Israele, il libro è anche una guida per capire la mentalità, gli usi, i costumi del paese, come se fosse una enciclopedia di nomi legati ai fatti che li riguardano. Meotti è molto bravo nell’accostare pezzi di storia israeliana ed europea accanto ai protagonisti, le tragedie degli attentati accanto alle reazioni dei sopravvissuti, Ne viene fuori un quadro assolutamente originale di un paese che suscita pregiudizi e ostilità al solo pronunciarne il nome, ma anche amore e passione da chi non è prigioniero di quell’odio antico che purtroppo è ancora fra noi. Un amore che Meotti sa comunicare, apparentemente attraverso storie colme di dolore, ma che in realtà ci fanno capire quanta forza e coraggio formino la radice di quel miracolo che una generazione di eroi ha saputo creare, cambiando il destino di un intero popolo.»

Claudio Vercelli, «Shalom», ottobre 2009
«Ricordare il nome, affinché la memoria non si consumi come una candela e il presente possa riposare sulla consapevolezza del passato, è un imperativo al quale Giulio Meotti ha risposto con questo libro.»

Lucilla Efrati, «Moked.it», ottobre 2009
«Celebrare la vita contro la morte. Il giornalista Giulio Meotti ha dedicato quattro anni di lavoro alla conoscenza delle storie del terrorismo palestinese in Israele, 1723 morti, 10000 feriti, fra le donne una percentuale altissima: 378 vittime, un numero enorme se lo si rapporta alla sua popolazione, ma non è alla morte alla distruzione che si pensa quando si legge Non smetteremo di danzare, [...] si pensa alle vita, vita di gente comune che non è morta combattendo sotto il fuoco nemico o a un posto di blocco, ma in autobus, in pizzeria, per strada, in banca, in un centro commerciale, nella routine della vita di tutti i giorni.»

Luca Meneghel, «l'Occidentale», 5 dicembre 2009
«E’ stato un duro lavoro, durato cinque anni, in cui Meotti ha cercato i familiari dei caduti, ha conquistato la loro fiducia e li ha lasciati parlare. E il risultato è uno dei libri più importanti (e più belli) di questo 2009, un’opera che – scrive Scruton nell’introduzione – invita “a sbarazzarci della nostra doppiezza e  riconoscere il diritto di Israele a esistere e del suo popolo a difendersi” [...] Tanti morti, tante famiglie distrutte, troppi feriti che non potranno più camminare: Giulio Meotti li ha consegnati alla storia con un libro coraggioso, ricordandoci che dal dolore può nascere la vita.»

Guido Ceronetti, «La Stampa», 17 dicembre 2009
«Caro Giulio Meotti, si fanno libri di attualità politica in quantità insensata, e per fortuna, dopo l’immancabile Dibattito, il Buco Nero li risucchia e amen. Ma il tuo libro-inchiesta su Le storie mai raccontate dei martiri d’Israele, i morti e i sopravvissuti del terrorismo islamo-palestinese, merita lunga vita e ritorni di attenzione: lo trovo un contributo importante, decisivo, alla verità, o non saremmo qui a parlarne, ad approfondirne un poco il rovente contenuto. Una verità appassionata che si fonda su eventi contemporanei dove ricompare un travolgente enigma metafisico: il destino di Israele.»

Giorgio Israel, «Tempi», 20 gennaio 2010
«Tutti dovrebbero leggere il recente libro di Giulio Meotti: Non smetteremo di danzare. Le storie mai raccontate dei martiri d’Israele. Il libro getta luce sul nuovo martirio già in corso e sulla esplosione di irrazionalità che lo giustifica e che preferiamo non vedere.»

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Mauro M. et al.
Guerra ai cristiani.
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