Sull'estetica giapponese

Donald Richie

Collana I Bambù

  • Pubblicazione: 13 aprile 2017
  • Pagine: 72
  • Formato: 14x21
  • ISBN: 9788867086733
  • Traduzione: Gabriella Tonoli
VERSIONE CARTACEA
  • prezzo: € 12,00
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Il libro

La ricerca della bellezza sembra avere compenetrato in Giappone gli ambiti più diversi: non solo la pittura, la scultura, le arti applicate, o il teatro e la letteratura. Anche il semplice spazio della vita domestica, il ristretto giardino che lo circonda, la disposizione dei fiori, la cerimonia del tè, sono divenuti oggetto di un investimento estetico intenso e prolungato.

Ma quali sensibilità e quali concetti sono alla base di questo impegno costante? Quando si scrive di estetica giapponese, le convenzioni utilizzate in Occidente – ordine, successione logica, simmetria – impongono all’argomento un punto di vista che non gli appartiene. L’estetica orientale suggerisce, tra le altre cose, l’idea che una struttura ordinata intrappoli, che l’esposizione logica falsifichi e che una discussione lineare alla fine limiti. Il godimento estetico riconosce schemi artistici, ma essi non possono essere né troppo rigidi né troppo ristretti. È quindi più facile riuscire a definire l’estetica giapponese attraverso una rete di associazioni costituite da elenchi e da annotazioni legate tra loro in modo intuitivo, che formano lo sfondo dal quale emergerà l’argomento in esame.

Così si regola, in questo libro, Donald Richie, costruendo un saggio, breve ma folgorante, su una costellazione di parole collegate (wabi, sabi, aware, furyu e yugen…), talvolta enigmatiche, spesso sfuggenti, eppure tutte sottilmente rivelatrici.

«Il giardino dei convolvoli di Rikyu era famoso per la sua bellezza. Venutone a conoscenza, Hideyoshi chiese di essere invitato ad ammirarlo. E così avvenne,ma quando arrivò non vi erano più piante; erano state tutte falciate. Turbato, Hideyoshi si ritirò nella vicina sala del tè. Nella modesta disposizione di fiori nella nicchia vi era un solo convolvolo, l’unico sopravvissuto, superbo nella sua raccolta semplicità. Si narra che il signore feudale l’abbia ammirato, poi abbia annuito e detto di aver capito la lezione.»Donald Richie«Se l’uomo fosse destinato a non sparire mai […] ma a rimanere in vita per sempre nel mondo, le cose perderebbero il potere di toccarci. La cosa più preziosa della vita è la sua incertezza.»
Yoshida Kenko (1283-1340)